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Beati gli affamati di giustizia. Perchè saranno giustiziati

Lino Battaglia

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March 02

REFERENDUM SUL NUCLEARE UNA DECISIONE SCADUTA

La lettera del giorno |Lunedi' 2 Marzo 2009
REFERENDUM SUL NUCLEARE UNA DECISIONE SCADUTA

L'accordo Italia-Francia mi sembra fuori legge: nel 1987 sono stati approvati a larghissima maggioranza dagli italiani tre testi sottoposti a referendum popolare. Uno dei tre vieta accordi di co-finanziamento di centrali nucleari all'estero. La conseguenza è stata l'uscita dell'Italia dal reattore Superphoenix, localizzato in Francia ma cofinanziato al 33% anche dall'Italia. Quel testo, approvato nel 1987, è tuttora legge italiana e non può essere violato da un accordo inter-governativo; può eventualmente, essere modificato da un nuovo referendum.
Michele Boato
Ecoistituto del Veneto
micheleboato@tin.it

Il capo del governo, Silvio Berlusconi, ha sempre dato grande rilevanza al consenso che proviene dalle elezioni democratiche. È infatti alla base di questo consenso che si dichiara nel pieno diritto di modificare anche la Costituzione. Non si spiega quindi la sua affermazione rispetto al referendum sul nucleare il cui esito Berlusconi ha imputato alla solita fazione iper-ecologista. Il referendum popolare mi risulta essere quanto di più democratico e meno fazioso possa esistere in uno stato di diritto. L'affermazione del premier equivarrebbe quindi a dire che lui è stato eletto a causa della solita fazione iper-liberista. Le chiedo inoltre: perché i giornalisti sembrano così restii a mettere la classe politica di fronte alle proprie contraddizioni?
Alberto Osella
company@osellapartners.com
Michele Boato - Alberto Osella,


Cari lettori, Non c'è peggiore dibattito di quello che muove da premesse sbagliate e costruisce su di esse il castello delle sue argomentazioni. Con il referendum del 1987 gli italiani non poterono dire no al nucleare. Non era quella, infatti, la domanda che trovarono sulla loro scheda. I quesiti erano tre. Volevano abrogare la legge che attribuiva al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) il potere di determinare le aree dove insediare le centrali elettronucleari, nel caso non lo facessero le Regioni? Volevano abrogare la legge che autorizzava l'Enel a versare contributi a Regioni e Comuni in proporzione all'energia prodotta sul loro territorio con centrali nucleari o a carbone? Volevano abrogare la legge che consentiva all'Enel di "promuovere la costruzione" di impianti elettronucleari "con società o enti stranieri" o anche "assumere partecipazioni che abbiano come oggetto la realizzazione e l'esercizio di impianti elettronucleari" all'estero? Gli elettori dissero sì, a grande maggioranza, e la loro risposta ebbe l'effetto di cancellare quelle norme. Ma il governo avrebbe potuto costruire centrali con altre regole, diverse da quelle abrogate, e avrebbe dovuto, a giudizio di molti osservatori, completare la costruzione degli impianti in corso d'opera. Avevamo investito molto denaro e creato le condizioni per la nascita di imprese che avrebbero dato un notevole contributo al nostro progresso tecnologico. Ma la classe politica preferì cavalcare pigramente e pavidamente le paure di Cernobyl, smantellare il lavoro già fatto, e buttare via spensieratamente, insieme a parecchio denaro, una somma difficilmente quantificabile di esperienze scientifiche. Naturalmente il prezzo di quella sconsiderata decisione venne pagato dai contribuenti soprattutto con le bollette dell'Enel. L'8 novembre 1987 fu il giorno in cui un'alleanza tra la demagogia e la paura mise in ginocchio contemporaneamente l'economia, la scienza e la politica del Paese. Quanto dura la validità legale di un referendum? Per quanto tempo siamo tenuti a rispettarne le conclusioni? Mi sembra di comprendere che giuristi e costituzionalisti hanno su questa materia pareri diversi. Mi limito a osservare che ogni consultazione referendaria riflette le tendenze e le condizioni prevalenti in una precisa circostanza storica. Nel 1987 votammo dopo la caduta del prezzo del petrolio e all'ombra del disastro di Cernobyl. La situazione oggi è alquanto diversa. Conosciamo meglio le potenzialità e i limiti delle energie alternative. Sappiamo quanto sia pericoloso dipendere da fornitori stranieri. Siamo circondati da centrali nucleari, spesso costruite con nuove tecnologie. Importiamo energia nucleare a buon prezzo dai Paesi vicini per una quantità pari al 20% del consumo nazionale. Viviamo in un mondo in cui il nucleare è all'ordine del giorno anche per coloro che, come la Gran Bretagna, se n'erano allontanati (i laburisti hanno recentemente varato un programma per la costruzione di nuove centrali). E infine, come è stato ricordato da un altro lettore (Mauro Lauro) in una lettera molto documentata, l'Enel non è più una industria pubblica. È una società per azioni a cui non possiamo legare le ali impedendole di muoversi sui mercati internazionali con la stessa libertà con cui si muovono i suoi concorrenti. Sino a quando dovremmo continuare a rispettare le ambigue decisioni del 1987? Se gli oppositori del nucleare lo vorranno potranno sempre, in futuro, proporre altri referendum. Ma non possono trincerarsi dietro quello di 22 anni fa.

December 01

Olanda, addio al mito hippy Vietati i funghi «magici»

La norma scatta oggi. Nel 2006 portarono in ospedale 128 ragazzi

Olanda, addio al mito hippy
Vietati i funghi «magici»

Fuorilegge gli allucinogeni cantati dagli «stregoni poeti»

BRUXELLES—Nel suo comunicato ufficiale, il ministero della sanità olandese annuncia una scoperta: «L’uso di funghi magici ha effetti allucinogeni». Conclusione raggiunta dopo decenni di sperimentazione per le strade, le piazze, i caffé e i negozietti «dei sogni»: coronata di morti, incidenti, ricoveri, fughe mai risolte, deliri e depressioni mai capite. «È provato — dice ancora il ministero—che l’uso di queste sostanze possa portare a comportamenti imprevedibili e dunque rischiosi».

Come quello di Gaelle Caroff, 17 anni, studentessa francese in gita scolastica, che il 25 marzo 2007 inghiottì dei funghi magici e poi volò da un ponte di Amsterdam, morendo: i genitori hanno citato in giudizio lo Stato olandese perché aveva permesso la libera vendita di quelle droghe. Ma da oggi, 1˚ dicembre, contrordine: la vendita e la coltivazione di ogni tipo di fungo «magico», fresco o essiccato che sia, sono proibite in tutta l’Olanda. Pare che se ne vendessero 500 mila dosi all’anno, dei «paddos» o funghetti. E si parla di un prodotto, ma anche di un mito caro a varie generazioni: la parola «fungo» evoca gli «stregoni- poeti» Timothy Leary e Aldous Huxley, i predecessori del mondo hippy che negli anni ’50 lanciarono la controcultura e la pseudoreligione della psylocibina e di altre sostanze estratte dai funghi, primo fra tutti il peyote.

Proclamavano: «Cerchiamo di trovare la divinità dentro di noi». Dicevano di voler seguire nell’ascesi gli eterei sciamani Maya, ma poi incontravano le più paffute ragazze, o ragazzi, della West Coast. Un Leary dolcemente stralunato era con John Lennon e Yoko Ono quando i due, nel loro letto, componevano «Give peace a chance». Ed ecco un Leary allegrissimo di 76 anni, quasi finito dal cancro: a due ore dalla morte si chiede «Why? Why not?» «Perché? Perché no?»; e poi prende come viatico un tortino di marijuana con contorno dei magici funghi («beautiful», sarebbe stata la sua ultima parola, secondo la versione della famiglia). Vero o falso che fosse, tutto questo faceva appunto parte del mito, che ora l’Olanda frantuma. La potente Vlos (in olandese: Associazione dei negozi intelligenti, e cioè degli spacciatori di funghi) si è opposta fino all’ultimo, lamentando il tracollo economico del settore, e presentando un ricorso a una corte di appello dell’Aja: ma niente da fare, i giudici hanno confermato la linea dura.

E per la società olandese è come un nuovo colpo di gong, dopo le chiusure dei coffeeshops dove si vendevano cannabis, e gli sfratti dei locali della prostituzione. L’Olanda che un tempo sembrava voler tollerare tutto, ora sembra non tollerare più nulla: era il paese più progressista d’Europa, almeno nel parlar comune, e sta rapidamente diventando il più conservatore di tutti. L’ultima decisione è stata presa soprattutto per il crescente malumore di Stati vicini come il Belgio, la Germania, la Francia: dai quali migliaia di ragazzi stranieri accorrevano nella patria dei «paddos» importati dalla Thailandia, dal Messico, dalla Colombia, dalle Hawaii. Nei reparti di pronto soccorso di Amsterdam sono state trattate 55 intossicazioni da funghi «magici» nel 2004, e 128—più del doppio — nel 2006. Tutti i ricoverati, o quasi, erano ragazzini. Come diceva lo stralunato Leary: «Why? Perché?».

Luigi Offeddu
01 dicembre 2008

Palermo, a 82 anni prende il viagra La moglie impaurita chiama la polizia

La donna temeva che l'eccitazione potesse essere letale al marito

Palermo, a 82 anni prende il viagra
La moglie impaurita chiama la polizia

Gli agenti hanno trovato l'anziano infuriato. Ai poliziotti ha spiegato che era una questione tra lui e la consorte

PALERMO - A 82 anni dopo avere preso una pillola di Viagra ha tentato di avere un rapporto sessuale con la moglie. Ma la donna, sua coetanea, ha avuto paura. E ha chiamato la polizia. Il coniuge infatti non ha dato tregua alla moglie, che però non ha voluto cedere. Nonostante le ripetute insistenze, temeva che al marito potesse essere letale questa eccitazione dato che in passato aveva avuto problemi cardiaci.

L'ARRIVO DELLA VOLANTE - La vicenda, ricostruita lunedì dal Giornale di Sicilia, è avvenuta a Palermo. La signora ha chiamato il 113 e con un comprensibile imbarazzo ha spiegato per sommi capi il «problema». La centrale operativa della polizia ha smistato la segnalazione ad una volante che è arrivata dopo pochi minuti. Gli agenti hanno trovato l'anziano infuriato. Ai poliziotti ha spiegato che era una questione tra lui e la moglie. La donna ha cercato allora di spiegare di essere preoccupata per la salute del marito: «Ad 82 anni, e con tanti acciacchi, - ha detto - tanta passione potrebbe risultare letale». Poi a calmare l'uomo sono arrivati anche i suoi figli. Gli agenti hanno così constatato che l'allarme era ormai rientrato e sono andati via.


01 dicembre 2008

November 30

Usa: sconti folli per il «Black friday», commesso travolto da Wal-Mart. un morto

I TRADIZIONALI ACQUISTI PER NATALE DOPO IL GIORNO DEL RINGRAZIAMENTO Usa: sconti folli per il «Black friday», commesso travolto da Wal-Mart Duemila persone alle 5 del mattino hanno superato i cancelli e ostacolato i soccorsi. Alcune erano in fila da 24 ore NOTIZIE CORRELATE Video: la folla corsa agli acquisti La folla in coda da Macy's a New York (Epa)NEW YORK - Il Black friday, il tradizionale venerdì di acquisti negli Stati Uniti che segue il giovedì del Giorno del Ringraziamento, ha provocato una vittima. A Valley Stream, un sobborgo di New York, un dipendente della catena Wal-Mart è morto travolto dalla folla (vedi il video). Alle 4,55 del mattino, cinque minuti prima dell'apertura, le circa 2 mila persone assiepate davanti all'ingresso del supermercato, alcune da giovedì mattina, hanno sfondato i cancelli e travolto Jdimypai Damour, 34 anni, originario della Giamaica. La gente, incurante della vittima, un impiegato temporaneo, ha anche ostacolato i soccorsi dei colleghi di Damour pur di poter passare e arraffare le migliori occasioni dagli scaffali. I clienti hanno continuato a entrare anche dopo l'arrivo dell'ambulanza e della polizia. Gli agenti hanno riferito che nella calca altre quattro persone sono rimaste ferite, tra questi una donna incinta di 8 mesi ricoverata in ospedale per accertamenti. SCONTI - Quest'anno, per fronteggiare la crisi, i negozi hanno proposto sconti «folli» su prodotti limitati pur di attirare la clientela. Ma, nonostante questo, alla fine i negozianti sono stati contenti ma non estusiati. In America è stato dato il nome di Venerdì nero non per malaugurio, ma al contrario perché è la giornata in cui i commercianti escono dal «rosso» nei conti, cioè iniziano a guadagnare: si stima che in questo giorno vengano realizzate il 40% delle vendite annuali. Negli Usa il Black friday è un importante indicatore sulla propensione dei consumatori a spendere per le festività natalizie. La differenza riscontrata quest'anno è una maggiore propensione all'uso del contante e delle carte di debito rispetto alle carte di credito. SPARATORIA - In un altro episodio avvenuto venerdì, ma non legato alla frenesia degli acquisti, due persone sono state uccise in una sparatoria tra gang rivali in un negozio di giocattoli della catena Toys R Us di Palm Desert, in California. 29 novembre 2008

L'EUROPA NELLA CRISI UN PASSO VERSO L'UNIONE

La lettera del giorno |Domenica 30 Novembre 2008 L'EUROPA NELLA CRISI UN PASSO VERSO L'UNIONE Con la crisi economica il problema riguardante la bocciatura del Trattato di Lisbona da parte dell'Irlanda sembra sia passato in secondo piano. Che cosa sta accadendo? E quale sarebbe l'eventuale soluzione per uscire da questo vicolo cieco? Valerio Modoni , valerio.modoni@virgilio.it Caro Modoni, La crisi del credito e la recessione hanno effettivamente oscurato la questione del Trattato di Lisbona, ratificato dalla grande maggioranza dei membri dell'Unione ma bocciato dal referendum irlandese, soggetto all'esame di due corti costituzionali (quelle della Repubblica federale e della Repubblica Ceca) e approvato dal Parlamento polacco con una legge che attende ancora la firma del presidente Lech Kaczynski. Eppure la situazione sembra, per qualche aspetto, più promettente di quanto fosse all'indomani del no di Dublino. All'Irlanda è stato chiesto di far sapere al vertice europeo di dicembre quale strada intenda percorrere nei mesi successivi per ratificare il trattato. Le insistenze vengono soprattutto dalla Francia a cui preme dimostrare, prima della fine del semestre, che la presidenza di Sarkozy non terminerà, su questo punto, con un nulla di fatto. Ignoriamo i progetti del governo di Dublino, ma sappiamo che la crisi finanziaria ed economica ha aperto gli occhi di molti irlandesi. Il Paese si è reso conto della sua fragilità e ha compreso che soltanto l'adesione all'euro, il primo gennaio del 1999, gli ha risparmiato effetti più gravi di quelli che hanno colpito la sua finanza dopo il fallimento di Lehmann Brothers e il crollo delle Borse. La situazione della Germania e quella della Repubblica Ceca sono alquanto diverse. La Corte costituzionale tedesca è molto attenta ai diritti tutelati dalla Grundgesetz (la Carta della Repubblica federale), ma il Trattato di Lisbona, approvato dal Parlamento e fermamente voluto dal cancelliere Angela Merkel, non dovrebbe suggerirle, in questa materia, alcuna riserva. Il caso ceco e quello polacco presentano invece maggiori difficoltà. La Repubblica Ceca ha un capo dello Stato, Vaclav Klaus, che non perde occasione per manifestare il suo euroscetticismo e rifiuterà di innalzare la bandiera dell'Ue sulla facciata del Castello di Praga quando il suo Paese, nel primo semestre del 2009, sarà presidente di turno. Sulla strada della ratifica esistono quindi a Praga due ostacoli: il parere della Corte e la firma del capo dello Stato. A Varsavia, invece, il problema è soltanto la firma di Kaczynski, un uomo politico che non ha mai nascosto la sua ostilità all'integrazione europea e non ha ancora digerito il compromesso sul sistema di voto accettato da un precedente governo polacco. Ma anche in Polonia e nella Repubblica Ceca la crisi del credito ha dimostrato che i Paesi del vecchio blocco sovietico hanno bisogno dell'Europa e delle sue istituzioni. Gli euroscettici di Praga e di Varsavia si sono serviti del no irlandese per ritardare il processo di ratifica e sperano ancora che l'Irlanda li tolga dall'imbarazzo di essere considerati i becchini del Trattato di Lisbona. Ma se il governo di Dublino riuscirà a sbloccare la situazione saranno probabilmente costretti ad allinearsi. Un'ultima osservazione, caro Modoni. La risposta europea alla crisi è stata meno unitaria di quanto avessi sperato, e la responsabilità, malauguratamente, è in buona parte di Angela Merkel, preoccupata dal timore che la Germania fosse chiamata a pagare anche per i peccati degli altri. Ma le iniziative di Sarkozy, il vertice di Washington, il coordinamento delle politiche finanziarie e il piano anti-crisi della Commissione di Bruxelles hanno reso l'Europa più visibile e, tutto sommato, più efficace. Se la crisi può servire all'Unione, ben venga la crisi.
 
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Apr. 24
spero che ti piaccia...ciao
 
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Mar. 22
Enricowrote:
Sporco Comunista e Leghista insieme.....sei l'unico che riesce a stare contemporaneamente a Destra e Sinistra...ma come fai???
Ovviamente sto skerzando......Ci si vede a Pasqua....Ciao ciao
Feb. 29
Angelowrote:
Lino sei un grande ! Il tuo blog è " er mejo " !
Jan. 25
Enricowrote:
Linooooooo, finalmente hai messo qlke foto....Ma....una foto tua no, vero?? Vabbè, domani ke fai?? Fammelo sapere perchè ti devo ridare i Cd...!!
Ci si vede ciaoAnimoticon
Dec. 28